
di Giorgio Beretta* – Fonte: il manifesto
Brescia si conferma anche nel 2025 come la prima provincia italiana sia per produzione militare che comune
Record storico delle esportazioni italiane di armi e munizioni sia di tipo militare che ad uso civile. Nel 2025, per il quarto anno consecutivo, l’export di questi particolari e controversi prodotti ha superato i 2 miliardi raggiungendo la cifra record di 2,3 miliardi di euro. Cifre emerse da un’attenta analisi dei dati dell’Istat sul commercio estero. Il principale paese destinatario delle armi e munizioni italiane permangono gli Stati Uniti (467 milioni di euro). Sono soprattutto armi per il mercato civile, dove l’ossessione della “difesa fai da te” porta gli States a detenere il raggelante primato del tasso di omicidi con armi da fuoco nel mondo occidentale: 13,5 omicidi su 100mila abitanti (in Italia il tasso di omicidi, con ogni strumento, è dello 0,58 su 100mila abitanti). Gli Stati Uniti sono però un mercato sempre più difficile per le aziende italiane anche per quelle delle armi: i dati mostrano un costante calo dal 2022 quando l’export di armi e munizioni aveva raggiunto il record di 607 milioni di euro.
Al secondo e al terzo posto figurano due paesi europei con esportazioni in crescita: la Francia (229 milioni) e il Regno Unito (205 milioni). A contribuire all’aumento sono soprattutto le esportazioni di munizionamento militare come bombe e missili. Al quarto posto vi è l’Ucraina che, pur mostrando nel 2024 un netto calo di importazioni rispetto all’anno precedente (da 185 milioni del 2025 a 162 milioni nel 2025) riporta comunque valori incomparabili rispetto al 2022 quando le importazioni dall’Italia di armi e munizioni non raggiungevano i 3 milioni di euro. Le esportazioni italiane all’Ucraina sono costituite principalmente da munizionamento pesante d’artiglieria per cannoni e obici e da armi da guerra.
Al quinto e sesto posto figurano due monarchie assolute islamiche: l’Arabia Saudita (113 milioni) e il Qatar (91 milioni). Nel 2025 verso questi due Paesi le principali esportazioni sono state effettuate dalle aziende della provincia di Brescia e riguardano armi e munizioni di tipo militare destinate alle forze armate e a corpi nazionali di polizia e di sicurezza dei due regimi.
Brescia si conferma anche nel 2025 come la prima provincia italiana per esportazione di armi e munizioni sia di tipo militare che comune. Il primato nazionale di Brescia nell’export di questi prodotti persiste dal 1991, primo anno in cui sono stati resi pubblici i dati Istat sul commercio estero. Nel 2025 la provincia di Brescia, con quasi 492 milioni di euro, ricopre il 21,2% di tutte le esportazioni nazionali di armi e munizioni superando le province di Roma (426 milioni, il 17,9%), Lecco (169 milioni, il 7,3%) e Pesaro Urbino (111 milioni, il 4,8%).
Ma rilevanti esportazioni soprattutto di tipo militare sono state effettuate nel 2025 anche dalle aziende del Sud Sardegna dove ha sede la Rwm Italia di Domusnovas. A seguito della decisione nel 2023 del governo Meloni di rimuovere i divieti di esportazione di bombe e missili agli Emirati Arabi Uniti e all’Arabia Saudita – divieti che erano stati decisi dal parlamento durante il governo Conte 2 – la Rwm Italia ha infatti potuto riprendere l’esportazione di bombe per i due Paesi del Golfo.
Tra i paesi destinatari delle armi italiane figurano inoltre l’Indonesia (75 milioni), il Pakistan (62 milioni) ma anche l’India (53 milioni) e la Turchia (52 milioni) e finanche l’Azerbaigian, al quale nel 2024 erano state esportate armi per meno di 3 milioni ma nel 2025 hanno supera gli 8 milioni di euro. Le aziende bresciane sono di fatto le uniche in Italia a fornire armi e munizioni, soprattutto militari, al regime retto dal dittatore ereditario Ilham Aliyev.
A differenza di quanto viene spesso fatto credere, l’esportazione di armi e munizioni militari e comuni è alquanto marginale nell’economia italiana: come detto, l’export supera di poco i 2 miliardi di euro e rappresenta solo lo 0,36% d tutte le esportazioni nazionali (643 miliardi nel 2025) e lo 0,38% di quelle dei prodotti manifatturieri (611 miliardi). Una parte consistente di queste esportazioni serve invece a sostenere regimi autoritari e, di certo, non servono a difendere la democrazia.
*Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere – Opal