La paura che arma l’Italia

“Questa è una Smith & Wesson 38 special uguale a quella che aveva Agostino. Quando la comprò negli anni settanta lo fece perché credeva che avrebbe così reso più sicura la sua famiglia”. È il 28 giugno 2018 quando Luca Di Bartolomei pubblica su Twitter questa frase, seguita dalla foto di una pistola. Agostino è il calciatore Agostino Di Bartolomei, padre di Luca e capitano della Roma che vinse lo scudetto nel 1983: si è suicidato con un colpo di pistola il 30 maggio 1994.

Il tweet scatena un dibattito tra chi auspica più controlli sulle armi e chi invece vuole essere libero di tenerle a casa per legittima difesa. Ad attirare l’attenzione di Di Bartolomei, che gestisce una società di comunicazione, è una domanda in particolare: “Un’insegnante di liceo di Cecina mi ha chiesto se mi sarei sentito più sicuro con una pistola in casa, per difendere la mia famiglia nel caso venisse qualcuno a rubarmi quello che ho guadagnato”, racconta al telefono.

Il trucco
Ma quante armi ci sono in Italia? Dare un quadro dettagliato non è facile. Il ministero dell’interno, che registra tutti gli acquisti legali, non rende noti i dati. La stima più affidabile è quella della Small army survey, un centro di ricerca con sede in Svizzera che parla di 8,5 milioni di armi – a parte quelle in mano alle forze armate e dell’ordine. Si tratta però di un dato che risale a dieci anni fa e che non è stato più aggiornato. Secondo alcuni analisti come Giorgio Beretta dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal), le armi in Italia sarebberocirca 10-12 milioni.

Secondo lui uno dei problemi è la scarsa trasparenza sulle cifre: “Perfino il ministero dei trasporti pubblica un rapporto con il numero delle patenti rilasciate, quelle ritirate e i bocciati all’esame, perché quello dell’interno non fa lo stesso con le licenze di porto di armi e con i nulla osta?”, mi dice Beretta al telefono. Avere accesso a questi dati, dice, “consentirebbe di capire meglio alcuni aspetti critici: oggi conosciamo quanti morti per incidenti stradali ci sono ogni anno, ma non i morti ammazzati con armi regolarmente detenute, o i tentati omicidi, e questo è un problema”.

Avevano licenze per uso sportivo sia Luca Traini, l’attentatore di Macerata, sia Giardiello, che l’aveva ottenuta nonostante il parere negativo ma non vincolante dei carabinieri, e l’aveva chiesta con l’esplicita intenzione di sparare a chi riteneva lo avesse danneggiato. “Nessuno pensa che chi possiede un’arma voglia ammazzare qualcuno, tuttavia, come evidenzia un rapporto del Censis, avere un’arma in casa rappresenta una formidabile tentazione di usarla e molti assassini sono risultati in possesso di regolare licenza”, dice Beretta. L’analista dell’Opal chiede regole molto più severe delle attuali per le licenze sportive: “A chi fa tiro a segno dovrebbero essere concesse solo armi per praticarlo e non dovrebbe essergli permesso di avere munizioni in casa, visto che a casa non si spara a un bersaglio”.

 

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