Armi in casa: “Un momento di crisi può trasformarsi in tragedia”

di Marzia Piga – Cagliari Today 

L’analista Opal Giorgio Beretta dopo il caso di Cagliari: “In Italia le norme sono troppo blande”, nessuna valutazione psichiatrica obbligatoria e verifiche insufficienti su chi detiene un’arma

Domenica mattina, via Renzo Laconi, quartiere Mulinu Becciu. Due colpi di fucile calibro 12 rompono il silenzio nel parcheggio di una palestra. Il primo è indirizzato a un’istruttrice di danza che aveva “osato” dire di no a un’iscrizione e a un corteggiamento non gradito, il secondo, Cristian Musu, 52 anni, lo riserva per sé, togliendosi la vita. Musu era un barracello, un operatore di polizia rurale, e l’arma che impugnava era legalmente detenuta.

Questo tragico episodio non è un caso isolato, ma l’ultimo di una scia di sangue che caratterizza anche questi primi sei mesi del 2026. Secondo i dati dell’Opal (Osservatorio Permanente sulle Armi Leggere), nei primi mesi dell’anno si sono già verificati numerosi omicidi e femminicidi dove il comune denominatore era quasi sempre un’arma “regolare”. Abbiamo sentito Giorgio Beretta, analista di Opal, che ci spiega senza mezzi termini che la presenza di un’arma in casa non è mai un elemento irrilevante. “Avere un’arma non è un fattore neutrale: è un fattore scatenante quando ci sono delle crisi personali, familiari, affettive o momenti di depressione”, chiarisce. Nel caso di Cagliari, la disponibilità immediata del fucile ha permesso che un momento di rifiuto e rabbia si trasformasse istantaneamente in un atto di morte.

La correlazione tra i delitti e l’accesso alle armi

Questa correlazione è evidente nei dati: il tasso di omicidi volontari in Italia è molto basso (0,56 su 100.000 abitanti), ma tra chi detiene armi per professione, come le guardie giurate oltre alle forze dell’ordine, l’indice di omicidi e femminicidi “è praticamente almeno doppio se non triplo rispetto a quella della popolazione generale”. In questo caso specifico non è ancora chiaro se l’arma utilizzata fosse d’ordinanza o detenuta per attività venatoria, ma il problema, come sottolinea Beretta è il medesimo. “Le norme sono troppo blande”, chiarisce l’analista. “Contrariamente a quanto si pensa e viene fatto credere da alcuni esponenti politici in Italia non è affatto difficile ottenere una licenza per armi, soprattutto per il porto d’armi per la caccia o per il tiro al volo (tiro sportivo)”….

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Foto: Pistole alla fiera delle armi EOS di Parma (Foto OPAL) 


Armi in casa, il lato oscuro delle licenze: “Un momento di crisi può trasformarsi in tragedia”
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