

di Thomas Bendinelli – Fonte: Corriere della Sera (Edizione di Brescia)
I dati sono stati diffusi da Istat. L’analista dell’Opal Giorgio Beretta: «Da qui quelle militari e destinate ai corpi di polizia»
Brescia conferma anche nel 2025 il primato italiano per esportazione di armi e munizioni, sia di tipo militare che comune. A dirlo è Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia (senza legami di parentela con il noto produttore di armi), che ha rielaborato i dati Istat sul commercio estero resi noti nei giorni scorsi. Il primato bresciano nell’export di armi persiste dal 1991, primo anno in cui l’Istat ha pubblicato i dati sul commercio estero.
Nel 2025 la provincia ha esportato armi e munizioni per quasi 492 milioni di euro, oltre un quinto del totale nazionale (21,2%). Supera così Roma (426 milioni, circa 18%), Lecco (169 milioni, 7,3%) e Pesaro Urbino (111 milioni, 4,8%). Negli ultimi dieci anni le esportazioni bresciane mostrano una crescita tendenziale, anche se negli ultimi due anni (poco più di 490 milioni all’anno) restano sotto il picco del 2023, quando erano arrivate a oltre 508 milioni. Nel quadro dell’export complessivo della provincia, che nel 2025 ha superato i 20,3 miliardi di euro, armi e munizioni si collocano al dodicesimo posto. Rappresentano il 2,4% del totale: subito dopo i «rifiuti» (535 milioni) e poco prima degli «articoli di coltelleria, utensili e oggetti di ferramenta» (457 milioni).
«Quello che conta davvero — spiega Beretta — sono i Paesi di destinazione e le tipologie delle armi esportate». Gli Stati Uniti rimangono il principale mercato (148,6 milioni, oltre il 30%), ma qui si tratta soprattutto di armi comuni, da caccia, per tiro sportivo o difesa personale, destinate al mercato interno. Diverso il caso delle due monarchie assolute del Medio Oriente sul podio dell’export bresciano: l’Arabia Saudita, che in quattro anni ha quintuplicato le importazioni da 10,4 a 51,3 milioni, e il Qatar, che negli ultimi cinque anni le ha quasi quadruplicate, passando da 12,7 a 41,4 milioni.
«A differenza di Stati Uniti e Paesi europei — osserva Beretta — qui le armi non sono comuni, ma militari o destinate a corpi di polizia e sicurezza. Non servono a caccia o sport, ma al controllo della popolazione. E non certo a difendere la democrazia». Altri mercati significativi sono Turchia, con oltre 22,5 milioni di euro di esportazioni di armi, accessori e munizioni, sia militari che comuni, e Indonesia, con oltre 10 milioni quasi esclusivamente militari.
In crescita anche l’export verso l’Azerbaigian: da meno di 3 milioni del 2024 a oltre 8 milioni nel 2025. «Le aziende bresciane — osserva Beretta — sono praticamente le uniche in Italia a fornire armi, soprattutto militari, al regime del dittatore Ilham Aliyev». Infine, in calo le esportazioni verso Israele, comunque ancora presenti per contratti in essere. Secondo Beretta, si tratta di armi destinate prevalentemente ai coloni negli insediamenti in Cisgiordania.