

di Annalisa Camilli (giornalista di Internazionale) – Fonte: Internazionale
Il 6 marzo gli amministratori delegati delle maggiori aziende del settore della difesa degli Stati Uniti hanno partecipato a un vertice con il presidente Donald Trump alla Casa Bianca e hanno concordato di “quadruplicare la produzione” di armamenti per sostenere l’attacco di Washington a Teheran. Lo ha annunciato sui social media lo stesso presidente dopo l’incontro. Alla riunione hanno partecipato gli amministratori di Rtx (ex Raytheon), Lockheed Martin, Boeing, Northrop Grumman, Bae Systems, L3Harris Missile Solutions e Honeywell Aerospace, aziende che in alcuni casi hanno un capitale che supera il prodotto interno lordo di uno stato.
Gli Stati Uniti sono già il paese che spende di più al mondo per la difesa, con quasi mille miliardi di dollari nel 2025, che potrebbero diventare 1.500 nel 2027. Ma sono anche i più grandi esportatori di armi al mondo. (…)
L’Italia nel conflitto contro l’Iran
In Italia è in vigore la legge 185 del 1990 secondo cui per esportare armi e tecnologie militari è necessaria un’autorizzazione del governo, rilasciata dall’Unità per le autorizzazioni dei materiali di armamento (Uama).
La stessa legge vieta l’esportazione di armamenti verso paesi in stato di conflitto armato, quando questo sia in contrasto con i principi dell’articolo 51 dello statuto delle Nazioni Unite o con gli obblighi internazionali dell’Italia. Inoltre, proibisce le esportazioni di armamenti verso i paesi la cui politica contrasti con i principi dell’articolo 11 della costituzione, secondo cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali.
“Alla luce dell’attacco condotto dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, senza alcun mandato internazionale e senza consultazione con gli altri alleati della Nato, sarebbe necessario che l’autorità competente per le autorizzazioni all’esportazione di armamenti, cioè l’Uama, sospendesse almeno temporaneamente le autorizzazioni per nuovi contratti di esportazione verso gli Stati Uniti e Israele”, spiega Giorgio Beretta, portavoce dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere e le politiche di sicurezza e difesa (Opal) di Brescia.
L’Uama ha già sospeso, a partire dal 7 ottobre 2023, le nuove autorizzazioni per l’esportazione
di armamenti verso Israele. Tuttavia stanno continuando le consegne relative ad autorizzazioni rilasciate negli anni precedenti, che riguardano soprattutto componenti e parti di ricambio per gli aerei addestratori M-346, prodotti dalla Leonardo. L’Italia ha venduto a Israele circa trenta aerei addestratori M-346 nell’ambito di un contratto firmato nel 2012.
Ci sono poi alcune componenti e parti di ricambio per gli elicotteri AgustaWestland, anche questi venduti in passato. Si tratta quindi principalmente di componentistica e ricambi legati a contratti precedenti. “Nel 2024 e nel 2025, in seguito a interrogazioni parlamentari, il governo, attraverso il ministro della difesa e quello degli esteri, ha confermato la sospensione delle nuove autorizzazioni. Dopo la tregua nella Striscia di Gaza non ci sono state ulteriori interrogazioni su questo tema, né dichiarazioni ufficiali dei ministeri o dell’Uama”, chiarisce Beretta, secondo cui potremmo avere informazioni più precise dopo il 31 marzo, quando verrà pubblicata la nuova relazione della presidenza del consiglio sulle esportazioni di armamenti, che include anche una sezione redatta dall’Uama. L’anno scorso proprio in quella relazione era stata comunicata la sospensione delle autorizzazioni verso Israele. (…).
“Il problema è che i dati della relazione della presidenza del consiglio non permettono sempre di identificare con precisione i singoli sistemi d’arma, se non attraverso analisi molto complesse”, spiega Beretta. “Negli ultimi anni, per esempio, c’è stato un importante contratto legato ai cantieri navali italiani per componenti destinati a fregate militari che verranno costruite negli Stati Uniti”. Ma secondo l’esperto per il momento, per quello che sappiamo delle armi impiegate dagli Stati Uniti nell’attacco all’Iran, possiamo escludere che si stiano usando armi italiane. “Nelle operazioni militari in corso si usano principalmente caccia e sistemi d’arma di produzione statunitense”. “Per quanto riguarda bombe o componenti di armamenti, la maggior parte viene prodotta direttamente negli Stati Uniti. Per quanto mi risulta al momento non dovrebbero esserci componenti italiani impiegati nell’operazione”, conclude.
Anche Francesco Vignarca della Rete italiana pace e disarmo conferma che le esportazioni italiane verso Israele e Stati Uniti sono marginali: “È difficile sostenere che le operazioni di Israele negli ultimi mesi – a Gaza, in Libano, in Iraq, in Siria e ora anche verso l’Iran – dipendano in modo strutturale dalle vendite italiane. Il loro impatto concreto appare piuttosto limitato” (…)
Leggi tutto l’articolo sul sito di Internazionale