Difesa civile non armata e non violenta, perché serve una legge. Intervista a Mimmo Cortese

di Federica D’Alessio – Fonte: Kritica.it 

Una proposta di legge popolare sulla difesa civile non violenta presentata in questo momento è una sfida aperta al paradigma del riarmo e della militarizzazione coatta. Intervista a Mimmo Cortese del coordinamento promotore.

“Un’altra difesa è possibile”. Rifacendosi allo slogan storico del movimento No Global, nei mesi scorsi un coordinamento di realtà del movimento non violento e pacifista ha presentato una nuova versione di una proposta di legge di iniziativa popolare, già avanzata negli anni scorsi con altre formulazioni, per l’istituzione di un “Dipartimento per la Difesa civile non armata e non violenta”. La proposta di legge di iniziativa popolare può essere presentata solo se accompagnata da almeno 50mila firme. Al momento ne sono state raccolte circa 19mila, il 38%. La raccolta firme si chiuderà a metà settembre.

Si tratta di un’iniziativa palesemente controcorrente rispetto alla grancassa del dibattito politico mainstream, tutta orientata verso l’ineluttabilità del riarmo, ormai considerato il nuovo bacino di sviluppo del profitto capitalistico persino dagli Uffici studi dei Governi, come abbiamo rivelato su Kritica attraverso un indagine approfondita di Paolo Butturini sulle politiche britanniche.

Abbiamo perciò intervistato uno dei promotori della campagna, Mimmo Cortese, fondatore dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere (Opal) di Brescia, per approfondire le ragioni di questa proposta e i suoi principali punti critici.

Nel nostro ordinamento esistono già leggi per la difesa civile e non violenta. Perché questa proposta di legge ora, e perché l’istituzione di un “Dipartimento”?

In Italia esistono i cosiddetti Corpi Civili di Pace: unico organismo istituzionale che dovrebbe dare luogo a progetti per la difesa civile non armata e nonviolenta, sono stati in realtà istituiti in maniera frammentaria e surrettizia, in alcuni provvedimenti presi tra il 2011 e il 2015. Oggi rappresentano, di fatto, né più né meno che una sorta di Servizio Civile all’estero, attuato peraltro in forma sperimentale, con soli quattro bandi emessi in oltre un decennio e dagli esiti che hanno messo in luce non pochi elementi di criticità, proprio riguardo alla specificità del mandato dei Corpi civili di pace, come ha evidenziato il rapporto di valutazione presentato dal Centro Interdisciplinare Scienze per la pace dell’Università di Pisa nel dicembre 2025.

La riduzione di tali corpi a una sorta di servizio civile evidenzia la trasfigurazione profonda della proposta originaria, sorta da una delle ultime intuizioni di Alex Langer: dare vita a quell’“esercito di civili addestrati in modo raffinato nell’arte della pace”. Un’idea, e un’esigenza, affiorate nella temperie brutale della guerra in Bosnia, e dalla lunga storia italiana di rifiuto di difendere la patria con le armi, che si è tradotto nella lotta per l’obiezione di coscienza.

Il Dipartimento della difesa civile non armata e nonviolenta che si formerà in base alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare sarà istituito presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, e rimetterà al centro del suo programma e delle sue pratiche il nucleo originario attorno al quale è stato concepito…

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