Export di armi, energia e migranti. Gli affari con Il Cairo sono sempre lì

di Alessandro De Pascale – Fonte : il manifesto 

A inizio mese l’ultimo viaggio di Tajani. Miliardi in gioco, l’unico screzio fu tra il 2016 e il 2017 per il breve ritiro dell’ambasciatore

Quando si parla del caso Regeni, sia per il ritrovamento del cadavere del ricercatore italiano a Il Cairo il 3 febbraio 2016, sia per l’avvio otto anni dopo del processo a Roma per sequestro e omicidio a seguito di torture, non si possono ignorare gli spesso imbarazzanti rapporti economici tra Italia ed Egitto. Da quando dieci anni fa si è aperto il procedimento i rapporti tra i due Paesi sono addirittura cresciuti, anche sul fronte militare.

Nel 2019 l’Egitto è diventato la prima destinazione per l’export italiano di armi: nel 2020 il volume delle autorizzazioni al regime di al-Sisi è salito da 900 milioni a 1,2 miliardi di euro, anche grazie alla vendita di due fregate Fremm da parte di Fincantieri. Gli oppositori di al-Sisi, al potere dal 3 luglio 2013, data del colpo di Stato militare con cui ha deposto il presidente Mohamed Morsi, lo accusano di comprare con commercio, energia, accordi commerciali e intese per il controllo dei flussi migratori verso l’Unione europea il silenzio del governo italiano su Regeni.

SUL FRONTE DELLE ARMI, «si va dai 32 elicotteri Leonardo (24 Aw149, più 8 Aw189 civili) concessi nel 2019 dal governo Conte per oltre 300 milioni, alle fregate (Al Galala, ex Spartaco Schergat) e Bernees (ex Emilio Bianchi) di Fincantieri e Leonardo, per oltre 1,2 miliardi autorizzate nel 2020 dal governo Conte 2, fino ai 12 missili Otomat Mk2 del consorzio europeo Mbda (nato dalla fusione delle divisioni missilistiche della francese Matra, della britannica Bae Dynamics e dell’italiana Alenia) da quasi 90 milioni e ai fucili d’assalto Arx-160 e alle pistole semi-automatiche prodotti dalla Beretta ed esportati con il via libera del governo Draghi nel 2021», denuncia Giorgio Beretta dell’Osservatorio Opal e della Rete italiana pace e disarmo.

Le licenze per l’Egitto sono poi crollate nella Relazione 185/90 sul 2025: il valore è sceso del 91,9%, da 263 milioni a 21,2 milioni di euro. Il totale nazionale resta però da record, con 9,164 miliardi di autorizzazioni (+19,14%), trainato soprattutto dal Kuwait. La lettura corretta è di lungo periodo: da dati dell’Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma (Sipri), tra il 2020 e il 2024 Qatar, Kuwait ed Egitto hanno assorbito da soli il 64% dell’export italiano. Il calo del 2025 non è quindi un allontanamento strutturale, ma l’effetto di grandi contratti già firmati.

«Dal 2016 al 2025 tutti i governi italiani hanno continuato ad autorizzare esportazioni di sistemi militari e armi leggere alle forze armate e ai corpi di sicurezza dell’apparato repressivo del regime di al-Sisi per un totale di 2,4 miliardi di euro, facendo dell’Egitto il settimo acquirente di armamenti italiani», rimarca Beretta. «Il governo Meloni ha rilasciato autorizzazioni per oltre 322 milioni di euro. Oltre a bombe, missili e razzi, comprendono anche armi leggere destinate alla repressione delle forze di sicurezza del regime di al-Sisi. Il tutto, nonostante l’Egitto non abbia mai risposto alle richieste dei giudici italiani che indagano sull’uccisione di Regeni». L’unica italiana, sotto la pressione dell’opinione pubblica, è stato il ritiro temporaneo dell’ambasciatore dall’aprile 2016 all’agosto 2017: il suo ritorno è stato letto come una normalizzazione in nome del business, senza verità giudiziaria.

OLTRE ALLE ARMI c’è l’energia. Eni è in Egitto dal 1954 ed è tra i principali produttori del Paese. Il giacimento di Zohr, scoperto nell’agosto 2015, è la più grande riserva di gas del Mediterraneo, rendendo l’Egitto un tassello centrale della strategia energetica italiana. Il Piano Mattei, presentato a Roma il 29 gennaio 2024, ne ha fatto uno dei nove paesi prioritari per l’Africa, spiegando in parte la resilienza del rapporto anche nei momenti più critici. Nel 2018 al-Sisi sostenne, davanti all’amministratore delegato dell’Eni, Claudio Descalzi, che l’omicidio Regeni serviva a rovinare i rapporti con l’Italia: la stessa linea usata oggi dai difensori d’ufficio dei quattro 007 egiziani imputati, che parlano di gruppi terroristici interessati a ostacolare la politica energetica italiana.

L’ultimo viaggio del ministro degli Esteri a Il Cairo risale al 3-4 settembre: sesta missione di Antonio Tajani nel Paese, con un business forum di oltre cento aziende italiane e quasi 600 partecipanti. L’interscambio ha toccato i 5,9 miliardi di euro nel 2025 (+11,7%), con un ulteriore +7,5% nei primi cinque mesi del 2026: l’Italia è così il primo partner commerciale europeo del Paese africano. Quest’anno sono previsti 26,2 milioni di risorse a dono e iniziative per circa 150,8 milioni, comprese quelle nella Zona economica del Canale di Suez, controllato dall’Egitto e una delle più importanti rotte commerciali marittime al mondo, collegando il Mediterraneo al Mar Rosso, dove tra luglio 2025 e giugno 2026 sono stati contrattualizzati 117 progetti per circa 6,4 miliardi. Capitolo a parte il fronte migratorio, con l’annuncio di una nuova intesa per rafforzare i canali di ingresso regolare legati alla formazione, e ridurre quelli irregolari.

Fonte : il manifesto